Una strana stagione

Ormai sembra di assistere ad una stagione monsonica, qui ai piedi delle montagne piove praticamente ogni giorno da mesi; non me ne capacito. E’ difficile uscire per andare ad allenarsi, che sia alpinismo o arrampicata; passo sempre qualche pomeriggio in palestra dopo il lavoro, sospirando di poter ripartire presto verso altre altezze. Quando arriva il sole? L’inverno è sempre tanto lungo quassù…

Ormai la palestra è diventata una nuova abitudine che ha cambiato in positivo il mio approccio alla parte fisica del “gioco”. Non basta solo l’anima, non basta solo il corpo.  Imparare a prendermi cura di quest’ultimo è stato un altro bel passo fatto nei primi mesi di questo anno di vita rinnovata. Poter finalmente dedicare tanto tempo allo sport mi rende più allegra, sicuramente molto meno nervosa e frustrata di prima. Sto diventando brava ad incastrare il lavoro, le faccende di casa e ciò che mi piace fare.

Vale sempre la pena di alzarsi presto al mattino…

Settimana scorsa ho approfittato dell’unico giorno di tempo un po’ più stabile per alzarmi presto, non mancare all’appuntamento con le montagne innevate che si tingono di rosso all’alba e fare una camminata. Con me anche il cane, che va sempre su come un matto anche laddove io calzo i ramponi. Quattro per quattro incorporato. Ci siamo spinti un po’ oltre ad uno di quei luoghi che è stato protagonista della mia infanzia, il lago di San Bernolfo, qui in alta Valle Stura. Andare fin lì era una di quelle classiche gite che mio padre mi faceva fare quando ero una bimbetta, e l’abbiamo fatta davvero in tutte le salse! Spesso era la gita o di inizio o di fine stagione, siamo tornati in primavera, in estate, in autunno e in inverno, col bello o il cattivo tempo. Un posto dove saprei arrivare con gli occhi bendati insomma… Dove andare allora se le condizioni della neve non permettono di azzardare molto in sicurezza e tutti desistono dai propri obiettivi? Un salto alle proprie radici!

Il riflesso di sempre

Al lago è arrivato il disgelo, la primavera vuole farsi avanti mentre l’estate fatica a farsi avanti in pianura. Quando torniamo giù dai pendii innevati ci fermiamo a fare qualche foto, dapprima come a ricordare quelle che scattava mio padre ancora con i rullini, quelle belle foto cartacee che io tanto ancora desidero e che, nonostante l’era digitale, mi ostino a riprodurre. Poi la ricerca di uno scatto nuovo, le ginocchia nel fango gelido, la felicità di ritrovare una visione e click, un istante viene catturato.

Un riflesso diverso

Il cane mette allegria. Tornando all’auto troviamo una nuova panchina gigante come quelle che sono apparse dapprima in tanti posti nelle Langhe; ora stanno arrivando anche qui, appoggiate sul filo di qualche bel panorama.  Salgo sugli assi rossi della grande seduta, mi rilasso e prima ancora che pensi di far salire anche lui, il cane ha già studiato i tronchi messi lì a mo’ di scaletta e con le sue nuove abilità da provetto alpinista, salta su come un camoscio. E’ incredibile come qualche gita abbia trasformato il modo di fare del cane, inizialmente spaventato da qualsiasi cosa fosse un pelino più alta del previsto. Adesso sembra voler raggiungere ogni luogo.  Mi dispiace non poterlo portare con me negli itinerari impegnativi e mi sovviene con tenerezza la sua espressione quando lo portiamo in qualche falesia e di tanto in tanto rimane a guardarci perplesso appesi alle corde, elucubrando sul come possa raggiungerci.

Un socio fantastico

Ma ci sono tanti pensieri di diversa natura che attraversano la mia mente. Mi rendo conto di essere diventata più sensibile al problema femminile. Ho la fortuna di lavorare in un gruppo che seppur composto di soli uomini è molto rispettoso nei miei confronti e mi riserva un trattamento paritario. Al limite è dall’altro lato della barricata che posso osservare comportamenti maschilisti da vero stereotipo. Osservare tanta gente ti fa studiare quotidianamente la società. Ma è soprattutto sul versante dello sport che mi sto rendendo conto ogni giorno di più che essere una donna non è ancora tanto semplice, perlomeno in ciò che amo fare io. A volte mi sembra che molti dei miei limiti siano causati da barriere erette da altre persone, a volte mi sento semplicemente esclusa o indesiderata. Trovare qualcuno con cui condividere non solo esperienze occasionali, ma un vero e proprio progetto e percorso non è cosa semplice, attualmente mi pare quasi impossibile. Penso sempre al caso molto comune di uomini che praticano assiduamente discipline legate alla montagna mentre le loro compagne non condividono nulla di tutto ciò e stanno per cui a casa o per i fatti loro- quando è loro concesso; questi uomini non hanno problemi a ritrovarsi tra di loro, fare gruppo ed uscire abitualmente insieme. Per me non è banale recitare lo stesso ruolo dei miei colleghi maschi: se da un lato il mio compagno mi lascia la libertà di andare e fare e non pretende di avermi chiusa in casa a fare la serva, non è detto che dall’altro lato vi siano persone disposte ad accettarmi tra di loro. Le stesse donne poi, sembrano preferire la compagnia di maschi che le facciano sentire sicure e guidate, magari anche orgogliose, e senza di loro sembrano perdute. E troppo spesso sembra dover per forza sussistere una relazione di tipo sentimentale e/o sessuale. Ragazze, mi sembra che ci stiamo limitando da sole! Se da un lato sta un po’ scomparendo l’uomo che ritiene la donna inadatta a fare determinate cose, persiste la donna stessa che svaluta e accusa le altre donne di fare cose che non competono al genere. “Non puoi lasciare il tuo uomo a casa per andare in montagna per gli affari tuoi”. Rischiamo di essere noi stesse il nostro primo ostacolo evolutivo!

Anche il vivere in montagna non è sempre rose e fiori. Se da un canto aspettiamo con ansia il bel tempo e l’estate, dall’altro rimpiangiamo la quiete invernale, quando nessuno si avventurava da queste parti. Il turismo è sicuramente un toccasana per le nostre vallate, ma può diventare spiacevole per chi ci vive quando le persone diventano invadenti e si prendono libertà che non le competono, come entrare nei giardini e nelle zone private, curiosando e magari impossessandosi di qualcosa che è piaciuto. Purtroppo tutto sta al buon senso e all’educazione del singolo individuo, e speriamo che la coscienza individuale possa solo fare dei passi in avanti. E’ abbastanza umiliante trovarsi a voler installare delle telecamere in un posto come questo, che dovrebbe essere un’oasi di pace, per capire chi è che fa i dispetti, se un vicino invidioso o un turista maleducato… o entrambi! Eppure anche la pazienza del più docile può essere compromessa, soprattutto dopo anni di ripetuti problemi e discussioni con la gente del posto. Diverse persone che sono venute a vivere qui negli ultimi anni se ne sono andate o se ne stanno andando. Perchè? Esasperate. Più che mai abbiamo desiderio di essere lasciati tranquilli, ma soprattutto io mi ritrovo spesso stanca e snervata, tanto che vorrei quasi andar via pure io, perchè dopo tutti questi anni non mi sono mai sentita di appartenere davvero a questo luogo e so che mai sarà così, che tutte le volte che mi è parso è stato tutto un’illusione presto sfatata e che sarò sempre e comunque un forestiero. Trovo le mie radici nella mia storia e non nei luoghi fisici, piuttosto nei ricordi- come le gite in montagna con mio padre –  nelle cose che ho sempre amato fare e in ciò che è stato importante. Non appartengo a nessun luogo e riesco a sentirmi a casa un po’ dappertutto, a patto che vi sia pace.

Quando siamo noi ad andare in giro cerchiamo di essere il turista che vorremmo vedere da noi, il cliente con cui vorremmo avere a che fare in negozio…

Un inverno diverso

Cambiamenti chiamano altri cambiamenti. Quest’inverno si è rivelato più duro di quelli precedenti, non solo per il freddo e le numerose nevicate, queste sono pur sempre cose normali…almeno per gente come noi. Tuttavia per la prima volta ho seriamente voglia di primavera. In queste settimane ho detto più volte di attendere un finesettimana di bel tempo per “andare a scaldare un po’ le ossa al mare”. Al mare ad arrampicare, come lucertole a scaldarsi sulle rocce. Non ci siamo ancora riusciti.

Nel prolungato “maltempo” mi sono mancati sia l’arrampicata su ghiaccio che gli ambienti baciati dal sole. Spesso siamo andati a sciare, per diversi giorni in dubbie condizioni che non ci hanno però impedito di divertirci, imparare e continuare ad amare ogni giorno di più le nostre montagne e le possibilità da loro offerteci.

In quota spesso nebbia e vento forte…

Ma le settimane sono state più dure. Da quando ho cambiato lavoro ho passato molto più tempo fuori casa e ne è seguito che l’ambiente risultasse freddo e disagevole. Negli ultimi 6 anni (mi rendo conto di come il tempo sia passato!) ho sempre scaldato la casa con una stufa a legna ed un caminetto, ma per quanto io possa aggiungere legna, quando non ci sono poco a poco il fuoco si esaurisce e la temperatura scende repentinamente. Ovviamente ciò accadeva anche quando stavo fuori casa per le fiere e i mercati, ma quest’anno il freddo è diventato una condizione permanente. Arrivare a casa e trovare 10° gradi non è il top dei divertimenti… Stare via qualche giorno e trovarne 4° diventa un po’ inquietante. Brrrr… Abbiamo lungamente meditato su soluzioni alternative, e l’unica che si rende attuabile per questa casa è quella di installare una stufa o un camino a pellet; ed è ciò che abbiamo in programma di fare, è necessario. Ancora una volta la necessità vince sugli idealismi sterili e sui sogni bucolici. Sotto questo aspetto la vita è una sberla continua. Personalmente non vedo l’ora di fare i lavori e sapere che il prossimo inverno la fatica e le spese si riveleranno un prezioso alleato al nostro fianco. Affiancando un sistema più moderno, programmabile e gestito con il supporto dell’elettricità, ad uno tradizionale, indipendente e alimentato con risorse reperibili localmente e anche autonomamente, dovremmo garantirci un poco di sano benessere in più, per continuare a vivere con piacere ancora maggiore in questa piccola borgata montana. Sempre con un occhio alla resilienza.

Un bel giorno è accaduto un fatto che non avevo mai nemmeno considerato in questi anni. Al nostro risveglio abbiamo dovuto constatare che nella notte l’acqua si era congelata nei tubi a causa delle rigide temperature esterne, attestate intorno ai -20°. Ci siamo lavati al lavoro e nel pomeriggio, quando sono tornata a casa, ho potuto solamente confermare che nulla era cambiato nel frattempo. Futile speranza. Con pazienza ho scongelato il tombino sotto al quale si trovano i tubi dell’acqua e solo grazie all’intervento di un tecnico abbiamo potuto ripristinare il servizio idrico, senza fortunatamente avere danni all’impianto. E poi è continuato a nevicare. L’unica pausa è stata data da un paio di giorni di temperature rigide e timidi raggi di sole presto scomparsi dietro alle nuvole.

Il cane scopre la neve

Le strade d’inverno sono quel che sono, specialmente al mattino. Per fortuna il messo comunale fa il possibile in tutto il paese per pulire le strade. Avere un mezzo idoneo a viaggiare in relativa sicurezza in tutte le condizioni è una fortuna che ora si rivela ancora più importante che negli anni precedenti, in cui non mi dovevo preoccupare troppo delle condizioni delle strade, lavorando in un laboratorio casalingo. Se mio padre non avesse mai comprato l’automobile che ora utilizzo io non credo che avrei potuto farlo io. Ancora una sberla, maledetti soldi…

Un fatto che ci ha colpiti, relativamente alle condizioni delle strade, è stato salire in alta valle, ad Argentera, proprio per andare a sciare, durante un weekend durante il quale era nevicato. La strada era pulita e ben praticabile fino a poco oltre l’abitato di Vinadio, dove si trova lo stabilimento industriale dell’acqua Sant’Anna. Dalla curva successiva una desolante terra di nessuno, il trionfo dell’incuria. E poi si vuole fare turismo, si parla di valorizzare la vallata grazie ai suoi punti di forza (es. la possibilità di praticare molti sport) e di non farla morire. In alta valle ci sono ristoranti, qualche negozio, degli impianti sciistici già in grande difficoltà economica per altri motivi, e naturalmente dei residenti. E le strade facevano letteralmente pena… che tristezza!

Visite invernali

Spesso i miei pensieri ricadono su quanto sia complicato praticare una vita del tutto “sobria” in una zona montana… forse ci vorrebbe un senso condiviso e accettato del concetto di sobrietà, tanto per iniziare. Ciò su cui sto costantemente riflettendo in questi mesi è la concretezza della vita legata al nostro sistema economico attuale, per quanto possano essere presenti una volontà di cambiamento e degli ideali alternativi. Certi stereotipi, certe storie e certi discorsi mi hanno definitivamente stufata. Basta! Siamo concreti, siamo realisti! Prendiamo il coraggio per fare discorsi scomodi, antiestetici, più completi, nominiamo i demoni e i tabù! Per esempio il denaro. Mettiamo in chiaro le differenze sostanziali tra regredire e decrescere, smettiamo di confondere volutamente le parole per disorientare la gente e continuare a nutrire i soliti vecchi grassi… Mettiamo su carta con onesta ciò a cui si può rinunciare, ciò che si può ridurre, ciò che si può modificare e ciò che invece si dovrebbe mantenere, o anche sviluppare, perchè buono e non dannoso per l’umanità in un’ottica evolutiva. E in tale ottica proviamo a spingere tutti un poco per quanto possibile. E poco dopo ci si sente miseri e inutili… Ma così invero non è. Possiamo fare qualcosa. Si parte dal molto piccolo.

Già,ci si sente miseri, inutili, falliti quando si è costretti a cambiare lavoro per permettersi di non sopravvivere solamente, quando ci si trova faccia a faccia con la necessità di avere qualche soldo in più per sostenere le spese necessarie a perpetuare una scelta come il vivere in montagna, che non sempre è idilliaco come viene dipinto. Non è nè bianco nè nero, per interderci. E si viene anche scherniti dal solito gruppetto di menti geniali.  Sia chiaro, non mi sto lamentando. Basta estremismi! Quel che vorrei fare, come sempre, è raccontare. Sì, ci si sente un po’ miseri, inutili, falliti quando di esce fuori da quel personaggio che ormai si indossava da tempo, nel quale gli altri rinoscevano qualcosa di un po’ astratto ma possibile, e lo si fa tornando ad essere più “qualsiasi”, prendendo più coscienza della nostra piccolezza e del nostro essere nulla. E ancora ci si sente miseri, inutili, falliti quando si pensava di poter vivere con molto meno ma ci si ritrova ad aver bisogno di un camino, di un elettrodomestico, di un’auto, di riparare un tubo, di cambiare il vetro ad una finestra o anche solo di aver voglia di uscire da quella casa che ormai è diventata una galera…

Credo che un lavoro a tempo parziale possa essere un buon compromesso, e mi ritengo molto fortunata a poterlo attuare, anche grazie alla sensibilità della persona che ho accanto. Ho tempo così per svariate pratiche utili che esulano dal pericoloso ingranaggio del lavoro contemporaneo, che spesso fagocita completamente le persone: leggere, scrivere, cucinare, fare l’orto, piantare fiori, allevare animali domestici, offrire riparo o aiuto a quelli selvatici, condividere del tempo con altre persone o semplicemente fare qualcosa che mi piace e mi fa stare bene, rendendomi ogni giorno una persona si spera migliore. Lo stacco dal lavoro artigianale a quello attuale è stato molto forte, anche in materia di tempo libero, inizialmente quasi traumatico; ora sto letteralmente riorganizzando la mia vita. E anche il poter tornare a seguire un sito come questo è un frutto di tutto questo cambiamento.

Ultima nevicata, ormai primaverile: ormai è fatta!

Aria di primavera

Ciao a tutti! Cos’è questa sorpresa? La meditavo da un po’, soltanto mi è sempre mancato il tempo di lavorarci su. Volevo ristrutturare Stagione Nomade, che ho aperto nel 2014, dandogli sia un nuovo design, pur sempre minimal, sia una nuova impostazione che rispecchi gli articoli che ho inserito nell’ultimo anno. Sempre in massima essenzialità, anche il nuovo nome nella testata della pagina, che diventa semplicemente Vita in montagna. Troppo banale, vero, ma troppo giusto che mi è sembrato non si potesse fare diversamente.

Con questo c’è anche l’idea, di cui ho parlato diverse volte con il mio compagno, di raccontare come sia la nostra vita quotidiana in montagna, e non solo i giorni diversi, quelli in cui magari ci arrampichiamo su una parete o andiamo in cima ad una montagna: perchè per noi la montagna non è solo uno sport (per me proprio non è mai stato solo così), ma anche quotidianità. Soprattutto questo ultimo inverno, il primo di convivenza, mi ha fatto più volte riflettere sulle cose concrete di ogni giorno e sulla loro importanza, osservando la nostra vita attraverso le esperienze di lui, ancora nuovo a quelle cose che per me sono diventate abitudini da anni. Sono anche i punti di vista di chi guarda il nostro mondo da fuori a darmi di tanto in tanto stimoli per raccontare il nostro modo di vedere  e vivere le cose, non per imporre una ragione, ma per approfondire scambio e conoscenza. C’è inoltre una speranza di poter dare raccontando un contributo in qualche modo sociale alla nostra montagna, parlando di condizioni reali, problemi, vantaggi e svantaggi, idee e proposte. Raccontare il vero per smettere di alimentare visioni travianti del nostro piccolo mondo, spesso circondato da un alone di stereotipi e fantasie.

 

E poi naturalmente, desidero continuare a raccontare quelle cose che mi fanno sentire così viva in relazione con la montagna, come chi già mi conosce ben saprà, sperando di continuare a trasmettere qualche emozione e qualche riflessione oltre al racconto di un’esperienza.

Insomma, il viaggio continua!

Montagna: alpinismo e vita quotidiana

Un nuovo progetto multisensoriale nato da un istante di improvvisazione. In occasione della festa patronale di Valloriate (CN), giovedì 21 settembre 2017, si terrà la presentazione,  che oltre ad essere una prima assoluta è del tutto sperimentale. La serata prevede la lettura espressiva di alcuni brani, accompagnati da musica e fotografie. Il tema quest’anno è la montagna, mondo sul quale verrà dato uno sguardo sul risvolto alpinistico e su quello delle situazioni quotidiane, entrambi vissuti direttamente e testimoniati tramite la scrittura. A dirigere il tutto Stefania Lovera, nella speranza di stimolare piacevolmente il pubblico come l’anno precedente, quando fu organizzata una serata sul tema del cammino di Santiago, da lei percorso partendo da Valloriate nel 2015. Questa volta l’autrice tenterà di farci entrare nella sua personale visione del mondo a cui è fortemente legata: quello montano.

Se ho una preoccupazione è certamente legata al poco tempo che ho avuto per prepararmi, dalla scelta dei testi allo studio personale, tutto è rimasto molto “all’ultimo”, anche i dettagli tecnici e pratici. Per la prima volta leggo dei brani scritti da me e credo sia un passo importante. Spero che anche quest’anno il risultato possa piacere ma soprattutto emozionare almeno parte del pubblico, poichè una volta ancora è questo il tipo di approccio, non certamente una disamina tecnica di salite in montagna o di dettagli della vita quotidiana in una piccola frazione abbandonata. Ancora una volta punto tutto su spiritualità e filosofia, perchè non siamo fatti di sola materia, come per me le montagne non sono fatte di soli ghiaccio, neve e pietre.”