Una via qualunque

In una vecchia falesia c’è una via qualunque che a dicembre non riuscii a salire. Uno strapiombetto arancione che dal basso non sembra quasi tale, quel chiodo lassù a cui non riesco a mettere il rinvio, proprio non ci arrivo, il tentativo di tenere piccole prese per arrivare lassù, vano. Prova e prova, ma niente; mi faccio calare al rinvio precedente e prendo la via più semplice che passa lì a fianco. Dall’alto mi calo sul punto cruciale, scopro che forse dovrei tenere il bordo destro della placca, fatto come una crestina, ma comunque non riesco a tenermi su. Si torna a casa con la piva nel sacco.

Torniamo alla piccola vecchia falesia mentre le primule si affacciano dai prati, in alto un timido sole. Ormai è primavera. Torniamo perchè vorrei provare tutte le vie, controllare che esistano tutte quelle dichiarate, vedere in che condizioni sono e poi scrivere un articoletto su quel piccolo posto. All’inizio faccio finta di niente, ma non passa molto tempo che sto di nuovo provando quella via. Un signore gentile che sembra conoscere molto bene il posto mi dà dei consigli e resta alla base della via fino a quando tutto non si è compiuto. Quando si cala dalla sua via mi ritrova intenta proprio in quel passaggio dove mi bloccai. Consigli, incoraggiamenti, tentativi. Finchè finalmente metto il rinvio, poi lo allungo, finalmente ci passo dentro la corda e dopo un ultimo sforzo esco sopra confortata da comode prese.

La bolla di sangue che avevo sul polpastrello del mignolo destro è scoppiata da un po’, ma il dolore arriva in ritardo: finchè il corpo è in azione, spalmato contro la roccia, sarà l’adrenalina, ma qualcosa fa in modo che tutto sia più che sopportabile. Non è la prima volta che mi capita. Il dolore sembra arrivare quando sà di poterlo finalmente fare.

La via è da riprovare, da rifare, perfezionare… ma è fatta. E’ solo una stupida via, ma è qualcosa che prima non ero riuscita a fare. Non svanisce la sensazione della “posizione giusta”, la chiave che lascia passare, l’accordo esatto tra la roccia, la carne e la mente. E’ solo una stupida via, ma ancora una volta sono tornata a casa felice.

In copertina, arrampicata sportiva a Rocca la Meja, Valle Maira.