Moti interiori

I Lyskamm sono stati un’esperienza segnante: dall’indomani non sono più stata ciò che prima ero – ciò accade invero ogni volta che vado per monti. Assente al mondo per giorni. Poi l’insofferenza del quotidiano è tornata cavalcando le creste spumeggianti delle mie inquietudini, tutto è tornato ad essere incomunicabile ed il mio spirito è tornato a traboccare come un’anfora abbandonata ad accogliere l’acqua di fonte; ho ripreso a fare il mio caratteristico verso, misto di lamento ebbro di gioie taciute, urlo nel silenzio gelido di questo angolo di cosmo.

Mentre cammino per la strada mi anima un moto interiore, mi spinge avanti, dalle pareti e dalle vette al senso del dovere e l’obbligo spontaneo del sopravvivere, alimentare il corpo come il fuoco che illumina l’inverno. Mi è tornato il desiderio della musica e della lettura, la necessità di ritrovare le tessere che la tristezza ha staccato dal mosaico interiore. La parete di roccia, il corpo vibrante della Montagna, asseconda i moti della mia anima. Verso il cielo, verso qualcosa di più, qualcosa di migliore della noia del nostro carcere quotidiano.

Vorrei essere più forte di tutto ciò che sento dentro: ma esattamente Quello io sono! Un’unica corrente che stenta a riconoscersi allo specchio. Sono tutto ciò che amo e tutto ciò che odio. E amo ciò che questi miei occhi vedono, ciò che le mie mani toccano e ciò di cui il mio spirito rivive e trasale, i sentimenti e le speranze rinnovate, il filo divino che è calato dall’immenso verso la mia infinita piccolezza per riportarmi a respirare aria più sottile, non solo coi polmoni, ma con organi eterni ed impalpabili… Per poi lasciarmi ricadere a valle -ed io egualmente debbo amarlo- dove veramente manca l’ossigeno per vivere: no, non stanno le cose come ci sono state dette da bambini, siamo stati ingannati! Sono le città i luoghi mortiferi dove si arranca soffocati dopo che si siano decomposti i nostri migliori organi, accordati in tempi lontanissimi dall’abile mano divina in armonia con le ondulazioni di più alte sfere, sì, le città i luoghi dove l’uomo perde sé stesso e i suoi fratelli e la capacità di provare amore. In virtù di tutto ciò io continuo a far bandiera del motto antico: per aspera ad astra!

Il suono stridulo e mestissimo d’un violino che taglia l’aria con note in minore m’apre il petto e lo riempie di tutti i sentimenti ch’esso possa provare. “Ricordami come sono infelice lontano dalle tue leggi!”. Qualcuno uccida questa lontananza!

(Ascoltando: Concerto per violino e orchestra op.64, Mendelssohn)

Insieme a 4000 metri

Ci conosciamo da un po’ ormai e viviamo insieme da quasi un anno, eppure lassù a 4000 metri non ci siamo mai stati insieme. Probabilmente ci siamo limitati a desiderarlo, forse sempre di più negli ultimi mesi, ma ecco che si presenta una motivazione, o forse una scusa, che finalmente ci mette in moto. Io mi sto allenando in vista del tentativo di una salita importante che ho in progetto da un anno e girare un po’ in alta quota non può che farmi bene, ma ovviamente serve un compagno di cordata! E’ così che chiedo apertamente al mio compagno se desidera venire con me. Lui è stato una volta sul Monte Rosa soffrendo parecchio di mal di montagna, per cui la sua volontà di tornare in quota è un po’ inficiata dal timore di stare nuovamente tanto male e di compromettere sia la riuscita della gita che la sicurezza della cordata. Allora cerco di incoraggiarlo non solamente a parole, ma spingendolo a fare attenzione all’alimentazione e all’idratazione, specialmente nei giorni precedenti all’uscita.

Non resta che scegliere una destinazione: il Breithorn, con la possibilità dell’avvicinamento con gli impianti di risalita, fattibile in giornata e con un dislivello da superare contenuto, mi sembra un’ottima idea. Fatto sta che bisogna essere a Breuil prima dell’apertura delle funivie, il che significa alzarsi presto… Molto presto. 2.30. Io un po’ ci sono abituata: negli ultimi mesi ho tentato un po’ tutte le tacche dell’orologio della notte per alzarmi e correre verso le montagne. Ma sarà il mio compagno disposto ad alzarsi anche lui a quell’ora? Dopo i primi tentennamenti accetta la proposta, e così eccoci per strada nel cuore della notte.

Arriviamo in Valle d’Aosta persino con un po’ di anticipo, ci prepariamo ed aspettiamo la partenza della funivia, mentre poco a poco altra gente appare e si accoda per i biglietti. Inutile dire che una volta giunti a Plateau Rosà ci mettiamo in cammino con entusiasmo e tentiamo quanto programmato, cioè di raggiungere prima di Breithorn Centrale e poi attraversando in cresta, quello Occidentale. E ci riusciamo senza particolari intoppi, discostandoci anche dalla più trafficata via normale al Breithorn Occidentale. Un po’ di mal di testa si affaccia a preoccupare il mio socio per qualche istante e l’ultima parte della discesa, sotto un sole rovente, ci fiacca un po’, ma sicuramente questa gita ben riuscita è ciò che ci serviva per iniziare a sognare un po’ di alpinismo in alta quota finalmente insieme!

Quasi in cima al Breithorn Centrale
Breithorn Occidentale e Cervino dal Breithorn Centrale
In cresta

So che sono solo un mucchietto di semplici parole che raccontano un giorno bello per noi ma semplice, non certo un’avventura che vi possa tenere col fiato sospeso; sarà il periodo o sarà che non riesco a fare diversamente, ma queste sono le uniche parole che riesco a spendere oggi, un po’ perchè mi va, un po’ perchè me ne sento quasi in dovere. La nostra vita a volte sembra un treno che corre via a tutta velocità, come sempre mi immergo nel quotidiano e cerco di viverlo fino in fondo. Facciamo incredibili incastri che sembrano quasi opere d’arte, ma fragili come cristallo, un po’ come la sera di ritorno dal Breithorn, quando siamo ancora arrivati ben in tempo per la cena tra amici a cui eravamo stati invitati. E sì, o sono al lavoro o sono in montagna – che sia casa o che sia arrampicata o alpinismo.  Sono sempre in movimento e fermarmi sul pc non sempre mi riesce, anche perchè come sempre, come già raccontavo negli anni scorsi, la cosa non mi appassiona tanto come la vita vera e, per essere antipatici a tutti i costi, mi infastidisce addirittura qualora mi ritrovo a leggere di fretta le tante idiozie che affollano il web. Mi passa proprio la voglia. Sarà che invecchio ma sopporto sempre meno, più imparo cose più prendo consapevolezza della mia passione e più mi sento isolata da un mondo che fa di tutto un business, purchè si venda, anche se di tanto in tanto ci scappa il morto. Perchè anche i morti fanno business…aumentano il pil…

Ma in fondo tutto questo è stupido perché logicamente
io se fossi Dio la terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano
io se fossi Dio non mi interesserei di odio o di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono

E allora va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna come ho fatto io

Giorgio Gaber, Io se fossi Dio

Ghiacciai in regressione
Uno sguardo verso il Monte Rosa

 

Montagna: alpinismo e vita quotidiana

Un nuovo progetto multisensoriale nato da un istante di improvvisazione. In occasione della festa patronale di Valloriate (CN), giovedì 21 settembre 2017, si terrà la presentazione,  che oltre ad essere una prima assoluta è del tutto sperimentale. La serata prevede la lettura espressiva di alcuni brani, accompagnati da musica e fotografie. Il tema quest’anno è la montagna, mondo sul quale verrà dato uno sguardo sul risvolto alpinistico e su quello delle situazioni quotidiane, entrambi vissuti direttamente e testimoniati tramite la scrittura. A dirigere il tutto Stefania Lovera, nella speranza di stimolare piacevolmente il pubblico come l’anno precedente, quando fu organizzata una serata sul tema del cammino di Santiago, da lei percorso partendo da Valloriate nel 2015. Questa volta l’autrice tenterà di farci entrare nella sua personale visione del mondo a cui è fortemente legata: quello montano.

Se ho una preoccupazione è certamente legata al poco tempo che ho avuto per prepararmi, dalla scelta dei testi allo studio personale, tutto è rimasto molto “all’ultimo”, anche i dettagli tecnici e pratici. Per la prima volta leggo dei brani scritti da me e credo sia un passo importante. Spero che anche quest’anno il risultato possa piacere ma soprattutto emozionare almeno parte del pubblico, poichè una volta ancora è questo il tipo di approccio, non certamente una disamina tecnica di salite in montagna o di dettagli della vita quotidiana in una piccola frazione abbandonata. Ancora una volta punto tutto su spiritualità e filosofia, perchè non siamo fatti di sola materia, come per me le montagne non sono fatte di soli ghiaccio, neve e pietre.”