Piccole cronache di giorni in Marittime, III

9 settembre 2018, cresta sigismondi all’argentera

Dormo di un sonno meravigliosamente ristorante, calmo e intensamente riposante. E’ bello ritrovarsi a passare la notte in rifugio, mi è capitato solo un paio di volte durante l’estate. In questi luoghi c’è per me un senso di appartenenza e un’aura di benessere.

Usciamo quando la luce inizia ad invadere la conca buia e già si distingue la desolazione di pietre ai piedi dell’Argentera e della Nasta; la luce frontale serve per poco tempo. Inizialmente, sulle orme dei primi a partire, seguiamo il sentiero che conduce al passo dei Detriti, e ci portiamo alla base della sua conoide.

Salendo al Colletto Freshfield

Qui attraversiamo sotto le pareti rocciose per raggiungere la base del canale che culmina nel Colletto Freshfield, al quale saliamo senza difficoltà e dove ci leghiamo in cordata per affrontare le prime placche in conserva, dopo le quali inizia la salita vera e propria: davanti a noi si erge la cima Purtscheller, e per raggiungerla facciamo tre tiri di corda seguendo il mio naso, ricompensato, quasi in cima, dalla presenza di un vecchio chiodo che fotografo con un tocco di infantilità e dal ritrovarsi semplicemente “nel posto giusto”, cosa che dà un senso l’imposizione della mia lettura, che a tratti credo possa aver dato qualche dubbio al mio socio.

Un piacevole ritratto “in azione” scattato da Tomasz, bellissimo ricordo: grazie!

A volte ci si sente in imbarazzo nel volersi far dare ragione a tutti i costi, nel mostrarsi convinti pur mai abbandonando del tutto la consapevolezza dell’errore che sempre sta dietro l’angolo, tanto più per un alpinista giovane come me. Io poi, che nel quotidiano ragione non ho quasi mai, giusto o sbagliato che sia. Tuttavia so che in questa gita in cui l’itinerario era incognito ad entrambi ho imposto moltissimo la mia personalità, la mia volontà e la determinazione che vorrei avere anche nei giorni più banali trascorsi a valle. Il processo mentale che tutto ciò mi ha procurato è stato per me intenso, interessante e sicuramente mi ha dato tanto: credo di aver fatto dei passi avanti sia nella conoscenza di sé, sia in quella dell’ambiente alpino. Per alcuni tutto ciò sarà poca cosa, ma per me resta un episodio grandemente arricchente e più significativo per esempio di una via con difficoltà molto maggiori ma segnalate dalla presenza di chiodi o da una tranquillizzante linea di spit. Insomma, per me è stato alpinismo vero, seppur non difficile. Scegliere dove passare e come e quando proteggersi è bellissimo ed rappresenta una strada che desidero tornare a percorrere, approfondire e conoscere meglio.

Usciamo soddisfatti dai tiri di corda, a poca distanza dalla cima Purtscheller

Fatto sta che dalla cima Purtscheller il percorso si fa evidente e logico: siamo in cresta; continuo a ricordare il mantra costituito dalle parole di Andrea prima della partenza: “cerca il facile” e con questo pensiero in mente ci muoviamo su un lato o sull’altro del filo, fino a raggiungere la Cima Genova. Qui abbiamo una possibilità per abbandonare e calarci verso la via normale alla cima sud dell’Argentera, a poca distanza dal Passo dei Detriti. Valutare la discesa in verità ci tocca, perché non è presto come vorrei; tuttavia la giornata è buona, il tempo sufficientemente stabile nonostante qualche nuovo accumulo di umidità che già risale verso le vette.

In lontananza si intravede la vetta

Così continuiamo su alcuni dei più bei passaggi della cresta, sul III superiore, molto esposti: stupendi. Solamente dobbiamo prestare attenzione a non far cadere pietre: sotto di noi si trova infatti la cengia che caratterizza la via normale e molte persone la stanno percorrendo… magari anche senza caschetto e ignare della nostra presenza.

Bei passaggi

Quello che sembra un piccolo torrione ostico si rivela essere come alcuni episodi della vita: un inganno dato da uno sguardo lanciato da troppo lontano; infatti, giunti presso di esso, scorgiamo una facile cengetta che ci permette di aggirarlo, risalendo poi per rocce articolate fino a ritrovare il filo, saltare dal lato opposto fino a trovarci fuori dalle difficoltà. Così in breve ci ritroviamo sulla Spalla: da qui non ci resta che attraversare con entusiasmo l’ultimo tratto di facile cresta, principalmente costituito da massi e roccette, ritrovando velocità fino a scorgere la bella croce di vetta.

C’è un momento in cui realizziamo di “essere fuori”, nonostante resti da percorrere un ultimo tratto di cresta praticamente orizzontale tra la Spalla e la vetta
Sulla cresta finale

Siamo gli ultimi a raggiungere la cima, ma io mi sento come quegli ultimi beati a cui apparterrà il regno dei cieli, al quale ancora una volta sono giunta vivente, credendo ancora al valore allegorico delle parole e non al loro primo banale aspetto più letterale, frutto di tante incomprensioni, mistificazioni, limitanti visioni, senza temere identificazioni di qualsiasi genere ma soltanto ascoltando una voce interiore – che utilizza modalità a lei familiari per abitudine e cultura – in armonia col momento presente.

Una meritata foto di vetta

Per qualche momento ci lasciamo andare, si ride, si scherza, si mangia e si beve, si ripone l’attrezzatura, si scattano fotografie. Poi ancora un po’ di concentrazione: servirà ancora per affrontare in sicurezza la discesa per la via normale, non difficile ma esposta e da non sbagliare. Anche qui purtroppo sono morte diverse persone: fino al passo niente scherzi, niente spazio per stanchezza e distrazioni. Dal Passo dei Detriti scendiamo spensierati, nonostante il cammino fino a valle sia ancora lungo. Si concluderà nella luce soffusa della sera, ancora una volta quando in giro non c’è più nessuno (o quasi: riceveremo infatti un passaggio da altri scalatori facendo ritorno al Gias delle Mosche, dove avevamo lasciato l’auto sabato).

Un bellissimo ritorno nelle montagne di casa, quelle della mia infanzia, le più ritratte nelle vecchie fotografie dei nonni, percorrendo però nuove strade, crescendo e conoscendo, osservandole da nuove angolazioni e in tutti i diversi momenti del giorno, così apprezzabili nella loro diversità, ma con una predilizione per la sera, che quasi sempre si perde lontano dagli occhi. Forse una fine di stagione, pur non sapendo dove vi siano realmente confini, perché a realizzare sogni ormai si sa: io sogno sempre più forte.

Discesa lungo la via normale