La guerra inizia in casa

Fatti ecclatanti: ne sono accaduti molti negli ultimi anni, negli ultimi mesi. Non mi sono mai pronunciata e non lo farò nemmeno oggi. Non posso fare grandi teorie su come cambiare i grandi sistemi; posso parlare solamente di quel che vedo uscendo dalla porta di casa e dire che vi trovo qualcosa di ugualmente inquietante: questo azzardo che tale non mi pare perchè tutto è collegato e perchè credo che i grandi sistemi siano tali perchè c’è un tacito consenso e un’alimentazione dal basso.

Oggi il mio pranzo è diventato freddo perchè sono rimasta coinvolta nelle discussioni tra i miei vicini. Non siamo in un condominio: siamo in una minuscola frazione di montagna, uno di quei posti che a chi vive in città spesso appare come un paradiso. Forse se avete visto il film Il vento fa il suo giro potete immaginare che spesso sia solo un’idea platonica. Vi dico: se volete andare in montagna per vivere tranquilli premuratevi di non avere vicini nè presenti nè potenziali in futuro. Andate a fare gli eremiti. Con le altre durezze dell’ambiente potrete mediare se la vostra fibra è buona, ma credo che farlo con i vecchi montanari incalliti sia pura illusione. Non giocate a fare l’americano che porta a tutti la democrazia con convizione più o meno spiccata. Aspettatevi le bombe sotto il culo. Aspettatevele in ogni caso. E se volete fare gli antropologi assicuratevi di essere almeno gandhiani e lasciatevi una via di fuga.

Sono sgomenta di fronte all’attaccamento per la proprietà privata a livelli che mai avevo immaginato. Sono sgomenta di fronte alla nuda validità della vecchia legge occhio per occhio, dente per dente, alla giustizia fatta da sé, alla resistenza del meccanismo della vendetta e della faida. Tu non passi qui con il trattore: allora tu non parcheggi la macchina lì. Tu non mi fai passare di qui: io ti lascio tutto sporco attaccato a casa perchè tanto è mio ed è mio diritto lasciare sporco, non ci sono leggi che mi dicano di pulire. Qui la vita è grezza, è pura materia, sfruttamento, sopravvivenza, interesse egoistico. Una ritorsione continua, un eterno tentativo di fottere l’altro al meglio delle proprie possibilità, tutto coperto dallo slogan del vivi e lascia vivere.

Non crediate che il montanaro debba per forza essere un uomo interessato a mantenere l’ambiente che lo circondi, nè a rispettarlo, nè a volerlo lasciare bene per il futuro. Non aspettatevi che abbia gusto per il pulito e per il bello, non aspettatevi case in pietre e fiori alle finestre. Non aspettatevi che lo salvi la fede in Dio o l’andare in chiesa: è tutta ipocrisia, apparenza, il rito della domenica. Non aspettatevi fiducia, dialogo, comprensione, purezza di intenti. Aspettatevi piuttosto le ortiche fatte crescere lungo i confini, dispetti, furti, insulti e intimidazioni che non potrete mai denunciare. Aspettatevi persone che somigliano di più alle pietre. Quelle che si staccano dalle pareti, non quelle che si calpestano.

Ho cercato inutilmente di calmare le acque. Non si può pretendere di indurre questa gente a ragionare in termini diversi dai loro. Noi siamo qui da ben prima, l’eterna difesa. Mi sono ricordata che non sarò mai ben accetta qui. Perchè io faccio parte dei signori, anche se a volte non arrivo a fine mese. Perchè non sono nata qui ma a ben 15 km di distanza e non ho vissuto della sola terra, perchè ho studiato, perchè vado in città, perchè mangio cose diverse, perchè mi vesto in modo diverso e non come ultima cosa perchè sono una donna (che fa troppo di testa sua).

Il gusto dei miei zucchini e dei miei lamponi oggi è un po’ più amaro. In fondo non avevo scordato tutte queste cose, erano solo state latenti per un po’. Ritornano alla memoria certi dialoghi avuti sul futuro della montagna, ricordo molto bene quando si ipotizzava che le terre alte dovessero morire davvero per poi poter rivivere. Con una certa impotenza mi chiedo se non sia davvero così, se non sia necessario perdere le vecchie generazioni (che non voglio per forza generalizzare nelle descrizioni portate oggi) con tutto il bene e tutto il male, con tutte le loro conoscenze e la loro ignoranza.

La montagna rimane per me un grande amore e una grande amarezza.