La prima candela

La prima volta che salii in valle per arrampicare sul ghiaccio mi furono indicate dalla strada diverse cascate, tra cui un elegante filo a piombo bianco e rilucente che si perdeva lontano nel versante scuro e selvaggio di una montagna innominata. Chandelle Gàstok, mi dissero, una delle più belle e più dure della Valle Varaita. In quel momento tutto mi scivolò addosso come acqua leggera e non ricevette né considerazione, né rilevanza, era una cosa troppo lontana da concepire.

La Chandelle Gàstok 90° è una impegnativa candela, tra le più difficili salite su ghiaccio della Valle Varaita. Molto ambita e ripetuta, si può osservare dai tornanti della strada che sale verso Casteldelfino. La scalano per la prima volta il 28 febbraio 1982  Guido Ghigo, Fulvio Scotto e Roberto Bonamico, ricordati tra i protagonisti dell’arrampicata su ghiaccio nelle nostre Valli d’Oc.  Fu Ghigo ad individuare la bella stalattite che diventò la più difficile cascata del cuneese e ancora oggi è rinomata nell’ambiente del cascatismo delle nostre zone. Il tiro chiave è costituito di 30 metri continui a 90°, con partenza a 95°. La candela è di origini naturali, ma da qualche anno sono stati posizionati dei cavi per sostenerne la struttura.

Tiro chiave della chandelle

Il tempo cambia gli sguardi, i desideri, la percezione di bellezza. Quest’anno salendo in valle, i miei occhi cercavano quella linea con fare diverso, nonostante la consapevolezza che per molto tempo sarebbe rimasta ancora lì, silenziosa ed austera. Quando poi, in giorni di forte inversione termica, la bella candela crollò, fu abbastanza palese che in ogni caso l’incontro sarebbe stato rimandato. Col passare dei giorni essa tuttavia iniziò a formarsi nuovamente, ma tutti la guardavano con scetticismo. Non si farà.

In un giorno d’inizio febbraio passavo con un amico per la strada, diretti all’Anfiteatro di Pontechianale per fare due tiri prima di rientrare al lavoro, vidi la candela attaccata al basamento, ma riportando molte parole alla mente, commentai “magari si può fare ma dev’essere particolarmente dura, speriamo che nessuno mi inviti perché sarebbe troppo per me, non mi sento all’altezza”.

Nemmeno un’ora dopo ricevo da Andrea un messaggio con una foto un po’ sfocata, presa da lontano, ed una nota “Andiamo?”: ritrae una candela, la Gàstok, inconfondibile. Così, scendendo, avendo con me la macchina fotografica, riesco a catturare meglio la cascata con un buono zoom, per dedurre meglio le sue condizioni.

Visione d’insieme di Chandelle Gàstok 90°

La domenica seguente Andrea, Tomasz ed io, nel primo mattino, siamo in valle, per quanto non i primi. Qualcuno ci ha preceduti nella giornata di sabato e anche adesso, di pochi minuti…Accidenti al caffé! Come corrono le voci! Ci incamminiamo inoltrandoci nei boschi spogli seguendo le tracce nella neve. Fino all’ultimo la presenza della cascata è solo una certezza della nostra mente; poi ecco il primo salto, una candeletta alta circa sei metri che adduce ad un canale nevoso, alla fine del quale ci si ritrova ai piedi della grande stalattite.

Il primo saltino di ghiaccio. Non sempre è ben formato ed è possibile aggirarlo. Al momento della nostra salita presenta una bella colonnina verticale ideale per riscaldarci.
Un assaggio di verticalità sul primo salto di ghiaccio.
Chandelle Gàstok. In azione sul tiro chiave la cordata che ci ha preceduti.

Certamente non mi aspettavo di vederla da vicino così presto, di ritrovarmi ai suoi piedi col naso all’insù ed essere lì per tentare di scalarla. Le condizioni del ghiaccio – morbido, a tratti anche molto bagnato – e forse un po’ di naturale adrenalina mi fanno sembrare la scalata più alla portata di quanto le mie previsioni timorose mi avevano dato da pensare. Con questo non dico che si sia stato qualcosa di semplice, anzi! E’ la scalata più impegnativa che abbia mai intrapreso su ghiaccio, pur da seconda di cordata, ma per quanto sia difficile fare paragoni, potrei dire che è stata persino la scalata più dura, almeno tecnicamente e su carta, della mia vita fino ad oggi. Il ghiaccio per me è più complesso e duro dell’arrampicata su roccia e sono meno capace, tuttavia sono tornata a casa piena di soddisfazione e gioia. Inevitabilmente sono seguite tante riflessioni, che come sempre portano frutti, alcuni più immediati -come un libro da studiare e la volontà più prossima di continuare a scalare e migliorare – e altri che solo il tempo saprà mostrare.

Ed infine, sfogliando le pagine di un altro libro ancora – come quando avevo sedici anni negli ultimi giorni ne ho acquistati ben quattro – si è incrinata anche una certa concezione di bellezza. Realizzo che fuori dalle nostre valli ci sono cascate spettacolari e al contempo molto difficili. La Gàstok sembra proporsi come un’iniziazione a questa dimensione in cui bello e difficile sono fortemente intrecciati. Naturalmente questa idea non andrà ad intaccare la concezione quotidiana del bello che sempre nelle manifestazioni della natura ci stupisce e meraviglia anche nelle più semplici cose, tuttavia c’è e non posso negarla, sono caduta anche io nell’incantesimo. Ciò che segue da sè è il desiderio di poter scalare quelle forme effimere e fantastiche, ma questa sarà tutta un’altra storia…

Alcuni momenti della salita nelle nostre fotografie:

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