Stralci rarefatti

Ultimamente faccio fatica a scrivere, ancora di più all’idea di pubblicare qualche riga. Quasi tutto ciò che ho scritto in questi ultimi mesi ruota intorno ad un gruppo di parole chiave ed è lì in una cartella; ogni volta che qualcosa sorge con spontaneità si aggiunge al resto fraternamente.

Mi manca scrivere di montagna, per quanto la mia vita quotidiana ne sia fortemente pervasa sia attivamente che spiritualmente. In questo mese di luglio che sta volgendo al termine ho continuato a rimanere molto vicina alla neve, che quest’anno non riesco ad abbandonare, spostandomi dalle quote moderate, ai canali, ai ghiacciai e all’alta quota. Quelli che una volta erano solo sogni distanti ora sembrano diventare sogni realizzabili: un bel salto di qualità! Eventi giusti, persone giuste, congiunture ottimali, belle sensazioni. Non resta che continuare ad allenarsi, perchè questa volta servirà. Il solo spirito non basta più.

Posso solo condividere qualche piccolo stralcio riguardante le ultime uscite in montagna, a livello del tutto sperimentale, perchè non ho niente di concluso o più coerente di questo. Ogni tanto mi chiedo: perchè non raccontare qualcosa? Perchè non abbandonare il costante senso di inadeguatezza e incompiutezza?

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Eravamo in silenzio sulla cresta e avevamo ormai volto i piedi sulla via del ritorno; poco prima, facendo sicurezza ad uno dei compagni avevo detto qualcosa di cui mi stupii io stessa. “Voglio tornare a casa”. Eppure ero là dove avevo tanto desiderato essere da così tanto tempo, che la volontà era ormai intrecciata alle pulsazioni del sangue nelle mie vene! Ero lassù stordita dalla bellezza allucinante del mondo gelato che resiste ancora al cuore dell’estate che soffoca le pianure e morde i piedi dei monti. Era forse perché i tempi si stavano dilatando, o perché il cielo dava i primi segni certi di cambiamento nelle ore a venire, o sarà che non mi è mai piaciuto dover scendere o ancora perché mancava qualcosa che non si poteva recuperare se non facendo ritorno. In tal caso sarebbe stata la seconda volta ed il fatto continuava a stupirmi.

Negli ultimi cinque anni ero stata molto sola, anche volontariamente, viaggiando ed andando in montagna e non avevo mai avuto nostalgia di casa né delle persone lontane. Pensavo forse di essere immune? La montagna era l’unica dimensione in cui riuscivo a sentirmi davvero felice, eppure ora comparivano delle virgole qua e là, il desiderio della felicità condivisa, forse perchè sapevo che esisteva chi era in grado di vibrare sulla stessa frequenza. Mancava sempre qualcosa. Anche se in compagnia.

Accadde che di rientro al rifugio Torino a Punta Helbronner dopo un’escursione con i compagni di corso ed il maestro, con il tardo pomeriggio per riposare e godere degli immensi panorami offerti dal massiccio del Bianco, la prospettiva della notte in quota e di un’altra giornata di permanenza, provai per la prima volta momenti di agrodolce nostalgia.

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Rifugio Torino, 8 luglio 2017

Molto vari sono i pensieri che si sono accavallati tra ieri e oggi. Quando ho saputo che saremmo venuti al Monte Bianco è scattato qualcosa in me. Saranno state le letture sulle grandi salite dei pionieri, le visioni di Gervasutti, i nomi di vie moderne di cui m’erano giunte l’eco. La prima riflessione corre a mio padre, con un senso di gratitudine per avermi infuso l’amore per la montagna, seminando un terreno fertile. La picca del nonno affonda in nuovi ghiacciai che non conobbe. Credo non vi sia battesimo migliore.

Il re è incoronato di nubi. Ancora una volta sono incapace di descrivere. La bellezza stravolge l’anima in forme immense e terribili, di per sé spaventose, mortifere, lugubri crepacci, ghiaccio vivo annerito, pareti vertiginose, folli pendenze e impennate verso il cielo. La morte aleggia con grazia tra le nubi di temporale e si nasconde tra gli sfasciumi instabili alla luce del sole, o sotto fragili ponti sospesi a cui ci affidiamo con fede e prudenza, ma con l’idea di vivere un giorno ancora per rubare senza posa altre estatiche visioni a questo giardino di cristallo. Sto innanzi al grande dio ancestrale d’Europa che tutta la contempla dai soffitti celesti.

Quasi non mi spaventano le strutture futuristiche che si aggrappano a questi appicchi, proponendo agli abissi verticali la nostra sfida che pur sempre rimarrà persa in partenza. Eppure con questa consapevolezza stiamo qui in un attimo di sicurezza sospesa, confidando che la Montagna ci tratterrà sulla sua pelle pietosa, che tanto ci è sia dolce, sia dura. Per questo forse l’amiamo.

Ma per la prima volta, in questa bellezza eccessiva e impeditiva, col desiderio delle vette convive chiara la nostalgia di casa. Poi ad una nostalgia ne seguirà un’altra, che quando sarò a valle agognerò le altezze, ugualmente a come d’accordo s’inseguono il giorno e la notte. In questa vita terrena sempre convive il tormento con la gioia.

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Colazione on the road… on the car… letteralmente!

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Dopo l’esperienza ai piedi del Bianco mi parve di capire che ognuno di noi era intenzionato ad allenarsi per tentare la salita alla cima nei mesi successivi, forse a settembre se vi fossero state le condizioni. Sentivo che non sarei più riuscita a stare ferma, avrei tentato di trasformare ogni momento libero in opportunità.

Due settimane dopo eravamo in cima al Gran Paradiso, tre di noi, conosciuti casualmente col pretesto di apprendere tecniche e manovre, legati in una cordata motivata ed affiatata. Eravamo la dimostrazione vivente che certi slanci non si hanno solo a vent’anni, come sostengono alcuni che trascorrono la loro vita nell’immobilità e nella penuria di aspirazioni. I miei compagni di avventura avrebbero finito di lavorare nel tardo pomeriggio a Torino, ma erano comunque intenzionati a partire con me la sera stessa e tentare la salita il giorno successivo, in un’unica ripresa. La domenica non avrei potuto esserci. Avevamo un giorno a disposizione e pareva che avrebbe fatto bello tra tanti squarci di tempo avverso.

Ci incontrammo alle sette in un parcheggio, trasferimmo tutte le attrezzature in una sola macchina e sfrecciammo via verso Valle d’Aosta sotto un nubifragio inesauribile. Arrivammo a Pont, Valsavarenche, alle nove e mezza; faceva buio e non accennava a voler smettere di piovere. Montammo velocemente la tenda a bordo strada, mangiammo e ci coricammo nel cuore della notte muta interrotta solo dal canto del torrente in piena. Ricompensati per la perseveranza, alle tre e mezza uscivamo a respirare l’aria del nuovo giorno sotto un terso tappetto di stelle. E in tarda mattinata contemplavamo il mondo dalla cima.

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Quasi in cima al Gran Paradiso

Se chiudo gli occhi siamo ancora là sulla cresta, da un lato i pendii moderati dai quali arrivammo, dall’altro le rocce che precipitano sul sottostante ghiacciaio della Tribolazione, sterminato e solitario. Su di esso corrono le ombre delle nuvole che sono sospinte a gran velocità dal vento. Continuo a vedere quelle nubi e il loro corpo riflesso a specchio sul suolo bianco, mi sembrano accelerare nella mia mente fino a darmi il capogiro, fino a farmi svanire in esse, come se la loro visione fosse un buco nero. Tanto avevo desiderato di rapportarmi con loro e già la settimana precedente ero stata accontentata, salendo al Pelvo d’Elva, in Valle Maira. Rimase avvolto di nebbie per tutta la mattina, ma ebbi la giusta intuizione di comprendere l’innocenza di tale copertura, perseverai fino a quando, sbucando in cresta, mi ritrovai al di sopra di un mare bianco. Ed esso danzò per me sulle correnti, così che rimasi in cima per un po’ a contemplarlo prima del tuffo della discesa.

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Uno sguardo sul ghiacciaio della Tribolazione
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Nubi dalla cima del Pelvo d’Elva

Una risposta a “Stralci rarefatti”

  1. Bellissimo. Ti invidio molto.
    Forse non sono molto appassionato della montagna così tanto nuda, ghiacciata e estrema (e anche pericolosa), ma invidio molto il tuo “starci”, in montagna: viverla completamente, per molti giorni di seguito, farne un motivo di vita, esser nata-educata-vissuta sempre nel discorso “montagna”.
    Sono convinto che circostanze indipendenti da noi (paese di nascita, passioni della famiglia di provenienza, ecc) influenzino molto le scelte che faremo nel corso della vita e il tipo di “inquadramento”.
    Buona vita e goditela alla grande.

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