Per un gruppo di mucche

Martedì mattina c’era una luce diversa al risveglio; c’era proprio luce dopo mattine oscurate dalla tenda, famigliare, rassicurante all’eccesso, entrava insieme all’aria fresca dalla finestra nel tetto di casa. La prima percezione la precedeva tuttavia: campanacci di mucche. Tornando dalla Valle d’Aosta a notte fonda non mi ero accorta di nulla.

La sensazione è dolcissima, così consolatoria, confonde i confini della veglia e del sogno. Dalla porta della cucina contemplo le vacche bianche ad eccezione di una. Giusto e bello mi dico, un regalo.

Non so di chi siano le mucche, solo che hanno dato una sferzata di vita a questo angolo di mondo silenzioso. La loro compagnia costante mi pare colmare un abisso. Torneranno mai? Ancora sono qui!

La sera, mentre riempio gli annaffiatoi alla fontana, arrivano anche i vicini anziani sorridenti come non mai. Lui apre la strada lodando tutte le qualità e le virtù delle bellissime mucche. Prendiamone una! Ride. Torna bambino. E poi arriva la moglie e mi invita: andiamo a guardarle mangiare! Per un momento sgrano gli occhi perplessa e continuo con la mia occupazione, poi chiedo: le avevate anche voi, no?Sì, tre. C’è quasi una nota di commozione nella risposta. Mentre bagno osservo i vecchi guardare da vicino le mucche, insieme, ringiovanendo, rivivendo gli anni intensi. Mi sembra di vederli giovani sposi a far l’amore, e i figli poi, nell’aia tra gli animali. Quello che sembra un miraggio diventa sostanza inacessibile di un passato in cui non è concesso altro che immaginare, là negli occhi che ammirano sognanti las vachas.

Ci sono poi due donne che tirano fuori quattro bambini esagitati dal bagagliaio per mostrar loro le stesse mucche. Urlano come dannati. Non capisco se riescono a prendere la scossa con il filo elettrizzato o se tutta la fibrillazione sia data dalla mirabile visione dei biancheggianti animali o dall’estrazione dall’insolito luogo di trasporto nell’aperto ossigeno al di fuori. Nella stanchezza della sera, come una mosca noiosa, il primo spontaneo pensiero è ma non hanno mai visto nulla? E segue ma quando se ne vanno? E infine stai diventano vecchia, intollerante e intollerabile! L’unica consolazione lo sguardo perplesso che condiviso con las vachas.

Qui tutti parlano delle mucche. Di mattina continuo a svegliarmi con le loro campane che assopiscono la vacua ricerca delle mie mani nel freddo immobile al mio fianco. E di tanto in tanto penso che se ne andranno presto, e altrettanto presto mi chiedo se stringerò quelle altre mani dolcissime, ed esse insieme le rocce eterne. Girano gli occhi, i pensieri via su un alito di vento. Il sonno. L’orecchio si tende nella notte: dormono las vachas.

E noi no.

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